Minatori di memorie

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E’ passato un pò di tempo, forse troppo. Ma questa è la vita. Non sono mai riuscita in questi mesi a scrivere della mia partecipazione a questo volume che racchiude gli interventi del convegno bolognese “Memoria culturale e culture della memoria delle miniere e della migrazione italiana in Limburgo (belga e olandese) e Vallonia” (2016).

Sono onorata e decisamente contenta di essere stata parte microscopica di questo bel progetto che lega storia, memoria, narrazioni e sentimenti. Un modo interdisciplinare di parlare di un tema duro, ancora controverso e perfino tabù. La nostra emigrazione che per certi versi ha rappresentato volente o nolente un Unicum nelle disapore internazionali. Unicum per quanto riguarda sicuramente il caso belga. Partiti quando la seconda guerra mondiale “fumava ancora”, i lavoratori italiani diventarono il “modello sociologico” sul quale ritagliare tutte le altre esperienze di trattati bilaterali riguardanti i lavoratori. Cavie, pionieri, martiri, schiavi, bestie, eroi, santi… gli epiteti sono numerosi. Preferisco chiamarli lavoratori in modo da potergli trovare un posto degno nella storia industriale europea…

Per appronfondire il discorso iniziato al convegno di Bologna vi invito a leggere il volume

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Pàtron editore